1966 K-Code: The Power of a Single Letter

(David Newhardt, Mustang 1964 ½ - 1973)

 

 
 

 

 

 

StoriaDettagliRestauro

 

Erano gli anni '60. Il fratello di Angelo, noto imprenditore di Varese, comprò una Maserati nuova al costo di circa 5 milioni di lire. La usava per andare dai clienti e per aggraziarseli concedeva loro un giretto per la città. Il povero Angelo si ritrovava a fare lo stesso giro di clienti e spesso si sentiva dire quanto era bella l'auto del fratello. Quando l'invidia vinse, Angelo decise di comprare un'auto sportiva per rivaleggiare col fratello. Ci voleva qualcosa però di più esotico di una sportiva italiana. La Mustang faceva al caso suo. Andò a vederla dal concessionario della provincia che le importava, ma non rimase molto colpito vedendola. Disse che le mancava qualcosa, che le sembrava addormentata. Tornando verso casa vide nella corsia opposta proprio una Mustang, col muso alzato tipico di un'americana in accelerazione, e qui disse: "Ecco! Così mi piace!". Era quello che mancava ai suoi occhi, vederla mentre accelerava, grintosa, aggressiva. Aggiunse che il rombo del motore fece il resto. Ne parlò in casa con la moglie, ma spendere soldi in un'auto sportiva non era segno distintivo di una famiglia per bene.

Angelo continuava a sognare la Mustang, e la moglie lo sapeva, tant'è che quando si recarono dal concessionario per l'acquisto di una berlina Fiat, la moglie chiese: "E come sarebbe questa Mustang?". Tornarono a casa su questa bellissima coupé, pagata la somma di 3 milioni di lire perchè il concessionario non riusciva a venderla.

 Dopo 14 anni, ovvero nel 1979, Angelo non la poté più usare. Aveva ormai quasi 60 anni e la parcheggiò nel cortile di casa sua. Fu lasciata lì fino a quando Riccardo (caro amico, appassionato di auto americane, in particolare di Mopar) segnalò la Mustang ad Antonello (noto restauratore italiano di auto americane d'epoca, nonché nostro comune amico), appena prima dell'estate. Angelo realizzando che non l'avrebbe mai rimessa a posto, decise di venderla, a patto che il nuovo proprietario la rimettesse a posto. Detto fatto, il 25 settembre del 2005, Antonello la portò a dormire tranquillamente nel suo capannone insieme alle altre. Le condizioni erano incredibilmente buone, solo una porta da cambiare (causa ruggine), tutto il resto era ruggine superficiale e non passante. Gli interni risultarono buoni e la meccanica ottima.

La macchina è una rara versione High Performance (Hi-Po) con motore V8, 4,7 litri da 271 cavalli, codice K, cambio meccanico 4 marce, freni a disco, 49.681 chilometri dall'origine. Il colore originale è Silver Frost (argento), ma nel corso degli anni è stata rifatta azzurra e ne è stata modificata la coda a cui sono stati adattati i fari dell'Alfa 2000.

 

 Dal 6 dicembre 2005 però le cose cambiarono. In un forum di auto americane, creato da me nel 2004, aprii un topic, in cui parlavo di una trasformazione da una Mustang Fastback normale ad una Shelby GT350H, magari nera con strisce oro. Un utente di nome Dino, mi chiese: "...Shelby GT 350... Perchè non cerchi una 289 Hi-Po dello stesso anno? E la tieni originale? Credo sia più facile da trovare...". Io gli risposi: "Per quanto riguarda alla K code ci stavo già pensando e devo dire che non è poi così difficile. Inoltre i prezzi sono abbastanza contenuti. Vedremo...". Leggendo questa affermazione, Riccardo, colui che ha avvistato la macchina, mi telefonò, il giorno dopo, mercoledì sera 7 dicembre. Ricordo ancora che la conversazione iniziò con questa frase: "Ho letto sul forum che stai cercando una Mustang K code...". A questo punto abbiamo incominciato a parlare della Mustang che aveva in restauro Antonello e mi consigliò di farmi avanti per vedere se la vendeva o meno. Dopo la telefonata, mi sono messo a guardare più volte le foto della Ford in questione, soffermandomi spesso sulla storia della macchina e sulle foto. Mi piaceva. La carrozzeria non sembrava male, il motore non era bloccato e gli interni sembravano davvero belli. L'unica pecca erano gli adattamenti "all'italiana" che riguardavano i fanali posteriori e le frecce laterali. Però, il fatto che era una K code del 1966, un'auto italiana da sempre, mi spinse a contattare Antonello con una mail. Lui mi disse che l'auto non era in vendita ma se ne poteva parlare. La notte seguente non dormii e la mattina dell'8 dicembre, mi decisi a chiamarlo. Parlando un pò con lui, capii subito che effettivamente qualche buona possibilità di portarmela a casa c'era. Io felice come un bambino andai subito riferire ai miei quello che stava succedendo ma con molta cautela, spiegando anche il valore che per me aveva quella Mustang. Sapevo che dovevo fargli vedere le foto quindi mi preparai subito alle affermazioni "E ma dove la metti?", "E' tutta arrugginita!", "Ma dove vai con quel catorcio lì?!", ecc. ecc. Invece non fu così, ma fu apprezzata, per quanto può essere apprezzata un'auto americana d'epoca da persone non particolarmente appassionate di questo genere d'auto. Mi sorpresi un pò e i miei arrivarono subito al dunque: "Se l'auto si può mettere a posto con un prezzo adeguato e sopratutto se si riuscirà a targare, l'auto te la puoi portare a casa.". Incredulo, feci salti di gioia e mi informai seriamente per l'acquisto della macchina. In poco tempo decisi di andarla a vedere e l'appuntamento fu fissato per domenica 11 dicembre. Nemmeno le notti seguenti al 7 dicembre riuscii a dormire. Arriva domenica: sveglia ore 5.30. Vado in stazione, prendo il treno, si perde la coincidenza (in ritardo di 40 minuti) ma alla fine con qualche ora in più rispetto al previsto, io e mio fratello (colui che mi ha accompagnato), riuscimmo ad arrivare a Milano. Antonello, molto gentilmente ci ospitò a pranzo, insieme a Riccardo. Parlammo del più e del meno e finalmente arrivò il momento da me tanto atteso: andiamo a vedere la macchina! Arrivammo in capannone con la sua Buick Roadmaster. Aperto il portone, vidi per prima una Chevrolet Corvette C4, poi una AMC Pacer, poi una 'Cuda, poi una Challenger, poi delle Chrysler 300, ma della Mustang nessuna traccia. Faccio qualche metro più avanti ed eccola lì, alla mia destra. Da quel momento non capivo più nulla. Ero perso, avevo paura di toccarla perché non volevo che si rovinasse. Antonello e Riccardo andarono dalle loro amate, mentre io ero con la mia Ford. La vidi per bene e gli interni erano davvero belli. La carrozzeria non sembrava male ma solo un pò da sistemare. Il motore in quel momento era senza filtro e senza radiatore. Con la poca luce non riuscii a vedere molto e poi con la mia poca conoscenza di meccanica non sarei stato in grado di dire se un componente meccanico era in buone o brutte condizioni. Apparentemente non sembrava male, ma il mio giudizio su quello fu relativo. Dopo, il buon Antonello mi fece vedere gran parte dei pezzi nuovi che aveva comprato e vidi tutti componenti OEM. Una cosa grandiosa per me e restai un pò impallinato. Continuai a fargli delle domande, anche se certe (lo ammetto) erano stupide. Finite quelle, Antonello mi disse: "Dai vieni che ti faccio vedere la luce!" (non gli piacciono le Ford :D).

Ci fece vedere tutti gli interni delle sue auto che aveva in capannone e quelli che mi colpirono di più furono quelli della Challenger del '70 (440+6): stupendi! Anche mio fratello fu dello stesso parere. Ora ci fece sentire le voci delle sue stupende bimbe. Una più bella dell'altra! Dopo averci fatto sentire un po' di bella musica, V8 made in USA, Antonello ci portò a fare un giro con la 'Cuda del '71. La portò fuori dal capannone ed il borbottio del suo V8 diventò protagonista. Era la regina della strada e la sua ripresa ci lasciò basiti. Tornammo a bocca aperta e io, se devo essere sincero, ero realmente sorpreso. Mopar Rules quindi, ma quando la 'Cuda tornò dentro al capannone, guardai la Mustang. Avevo una sensazione di colpa, come se la Mustang mi dicesse "Mi hai tradito!". Mi fermai davanti a lei, la salutai muovendo il mento verso in alto e le feci l'occhiolino. Sembrò che non mi avesse capito, e la lasciai lì con le altre bimbe. Io andai verso una 300 del '63, sempre di Antonello, per sentire il suo sound: Magnifico! Non avevo mai sentito un V8 a cantare così bene! Poi andammo avanti parlottando del più e del meno. Purtroppo il tempo passò velocemente, e io e mio fratello, per non perdere il treno, dovemmo uscire dal capannone. Passai davanti alla Mustang, la accarezzai come per dirle, "Non ti lascio qua...". Con la Buick andammo in stazione, prendemmo il treno e tornammo a casa. Nel tragitto mi rividi il filmato che aveva girato mio fratello e diventai sempre più fiero di avere questa passione. Su 14 ore, 10 sono state destinate al viaggio, ma ne è valsa davvero la pena! Tornai a casa entusiasta e raccontai tutto ai miei genitori. Non avevano dato nessun giudizio. Persi qualche speranza ma la stessa perdita di speranza mi fece venire la voglia di continuare e di raggiungere il mio obiettivo. Passai la notte a cercare foto, dati e quant'altro utili per la Mustang. Arrivò il lunedì. La cosa era dura. Non mi dissero né "no" e né "sì". Per smuovere un po' la situazione dissi a voce abbastanza alta: "Quella Mustang mi sta aspettando! Se non mi dite niente me la porto a casa!". Mio padre mi guardò. I suoi occhi diventarono lucidi. Quello era un sì! Felice come un bambino feci i salti di gioia e non persi tempo a comunicare la decisione ad Antonello.

  

Finalmente arrivò il giorno tanto atteso; era sabato 17 dicembre, quando arrivò il carro attrezzi con la Mustang. Io purtroppo non potei esserci a causa di un impegno preso in precedenza. Pregai mio fratello di filmare tutto. Devo dire che è stato emozionante vedere l'arrivo della mia prima auto, in televisione.

 Il lunedì arrivò. Ho passato più di 5 ore con lei. I 4 gradi sotto lo zero non mi fermarono. La pulii con affetto, la coccolai e le parlai. Davvero fantastica.

 

 

Sono felice che l'auto ora sia mia. È da restaurare lo so, ci andrò piano a causa della mia età (quando l'ho comprata non avevo neanche la patente) ma l'importante è che ora sono diventato ufficialmente possessore di un auto americana e non più sognatore. Ho fra le mani una bellissima Ford Mustang 1966 K code e per me non è poco. Questo mi fa davvero felice. Non pensavo che un auto di un certo tipo intrigasse così tanto.